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Arte pubblica nel mondo

IL LAP nasce per inserirsi nel sistema di manifestazioni di Arte Pubblica a livello mondiale, fa sintesi su alcune esperienze che dagli anni 70 ad oggi hanno segnato il passaggio dalla Land Art, nella quale gli artisti cercavano il dialogo dell’opera d’arte con quell’accezione della parola “paesaggio” che è la natura, alla Public Art, passando alla collocazione delle opere nei contesti urbani alla ricerca di un dialogo spasmodico con il Fruitore, inteso nel senso più profondo di luogo che appartiene alla collettività, dialogando con la gente per spingere a riflessioni nuove nella logica del get involved, come si legge sul sito di Channel  4 che dal 2005 porta avanti l’operazione di “trasformare uno spazio in un luogo”. Per quest’obiettivo, la rete televisiva inglese Channel 4 ha lanciato un messaggio significativo nella direzione dell’Arte Pubblica, ha infatti chiesto ai suoi spettatori se desiderassero avere più arte nell’ambiente che accompagna il loro vissuto. Utilizzando la tecnologia, dal web agli MMS, i fruitori hanno partecipato alla selezione dei luoghi, alla scelta delle opere in un vero e proprio dialogo virtuale/reale. Progetti di Public Art attraversano l’Italia dal Nord al Sud, dalle luci d’artista di Torino alla metropolitana di Napoli, alla riqualificazione delle periferie di Milano e Roma, utilizzando il graffito, prima esperienza di Street art degli anni 80, fino a complesse installazioni di luci o ad impercettibili segni da cercare nel verde e tra le persone. In America con il Public art Fund di NY, esperienza trentennale che si confronta con progetti sempre nuovi, come il Women in the city  di Los Angeles, nei quali si passa dall’utilizzo degli spazi convenzionali legati alla comunicazione pubblicitaria, come lo schermo panasonic di Time Square e i cartelloni di Billboard facing Orange St ad Hollywood & Highland Center, per sovvertire l’idea di comunicazione e passare dall’utile materiale all’utile intellettuale, esperienza che Potenza conosce bene da quando le grandi opere del LAP, collocati in spazi che mutuano la forma dei mega manifesti pubblicitari, accompagnano la vita della città, che provocatoriamente hanno indirizzato i fruitori a porsi la domanda: ma cosa vogliono vendere? Dalla tecnologia in senso comunicativo alla tecnologia più complessa di istallazioni come Waterfalls di Olafur Eliasson, che lavora sull’elemento acqua quanto sulla socialità, esperienze di squadre di uomini e donne che lavorano alla realizzazione di una gigantesca opera d’arte, creano momenti di confronto per un lavoro che appaga, come ci hanno insegnato Christo e Jeanne-Claude  nelle loro installazioni monumentali, che hanno reso dinamico il punto di vista sulla lettura dell’architetture, così come della natura, in innumerevoli parti del mondo. In Europa molteplici le esperienze di Public Art, tra queste quella di Vienna con il progetto Kunst im Öffentlichen Raum, che parte dal 1962 con l’opera di Fritz Wotruba, per arrivare a Iris Andraschek che sull’uscio dei palazzi storici della città descrive con tappeti di ceramica e specchio l’identità del mondo, riflettendo sull’identità delle Donne.

 

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