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Cronaca di Andrea Nacciarriti

Andrea Nacciarriti

Andrea Nacciarriti nato il 2 giugno 1976 a Ostra Vetere (AN, Itala). Vive a Senigallia. Ha partecipato a molte esposizioni personali e collettive, quali: "SLEEPINGTIME" Galleria Franco Soffiantino, Torino. "PANOPTICON" Enrico Fornello Gallery, Prato (FI), a cura di Marinella Paderni. "SCULPTURE PARK" Reagent's Park, in occasion of Frieze Art Fair, London. By David Thorp. "4 WAYS TO.." satellite event of the fourth edition of TICAB Internationa Contamporary Art Biennal, Zenit Gallery, Tirana. "SOFT CELL" (Dinamiche nello Spazio in Italia) GC.AC Monfalcone, a cura di A. Bruciati. "AbraCadaBRA"  Galleria Franco Soffiantino, presenta Andrea Nacciarriti alla Feria de ARCO 2008; "CONFINI-BOUNDARIES" MAN – Museo d’Arte della provincia di Nuoro, a cura di C. Collu, S. Cincinelli, R. Pinto; "ESTETICA DELLA RESISTENZA" Corso Superiore di Arti Visive, Visiting professor A. Jaar,  Como. A cura di R. Pinto e A. Daneri; "ad'a" (area d’azione) Rocca Sforzesca, Imola a cura di R. Daolio.

"Lo spazio è carico di potenzialità inespresse, piegato spesso alle leggi della funzionalità di carattere architettonico, antropologico, politico, che, se attivate attraverso semplici inversioni di senso, producono un’ “architettura di intenti”.Invertire la direzione percettiva provoca  cambiamenti insospettabili: come tracciare una linea luminosa in un campo di calcio, ho riprodurre una paratia antisfondamento di fronte alla galleria, o ancora invitare mussulmani a pregare su tappetini di cartone è in ogni caso ripensare il luogo in maniera totale, radicale.

Il carattere effimero delle opere è legato a tutti quegli elementi che prendo a prestito in maniera tale da integrale nel modo più fluido possibile lo spazio e il processo creativo. Il mio lavoro vive di prove e di possibilità e non richiede una fissità temporale, anzi, mi interessano molto di più i mutamenti ambientali a cui partecipa.

Il linguaggio dell’arte oggi è una questione tutt’altro che privata, imprescindibile da tutti i processi comunicativi che le fanno da cornice, e l’architettura “involontariamente” ci insegna come le mutazioni ambientali modifichino costantemente il valore significante della stessa, nonostante l’immutabilità strutturale nel tempo. Il lavoro nasce sempre in stretta relazione con un determinato contesto, anche temporale, è dialettico rispetto ad un luogo e alle realtà in esso presenti, modifica lo spazio attraverso interventi e segni che lo qualificano profondamente, rompendo delle costrizioni, vincendo l'automatismo della percezione, deve riuscire a farci immaginare altri modi di pensare.”

www.andreanacciarriti.net

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